aggiornato il 14-05-2018 

Commemorazione del 73mo anniversario della Liberazione 

il testo del discorso del Sindaco on. Graziano Musella

 

 

 


 

Care Concittadine e Cari Concittadini,
oggi a 73 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale ci ritroviamo qui come ogni anno a “Ricordare”.Un grande Presidente della Repubblica, partigiano, partecipe del Comitato di Liberazione Nazionale, il socialista Sandro Pertini affermava spesso nei suoi interventi che “chi non ha ricordi non potrà sperare nel proprio futuro”.
E noi qui oggi ricordiamo, ricordiamo i valori fondanti della nostra nazione, della nostra grande Patria Italiana.
Valori scritti con il sangue di migliaia di valorosi uomini e donne morti per regalarci un’Italia unita libera e democratica.
Sì, libera e democratica e vorrei riflettere insieme a voi su questi due  elementi.
Si è liberi veramente se si può decidere in autonomia del proprio futuro, si è liberi se si ha un lavoro, se non si vive nella precarietà, si è liberi se si può formare una famiglia, concepire dei figli ai quali si possa assegnare liberamente un’educazione anch’essa libera da condizionamenti e preconcetti, si è liberi se si può uscire da uno stato di povertà attraverso gli strumenti che ti vengono dati dalla democrazia.
Seconda riflessione, la democrazia, il potere del popolo che si esprime nel voto, nel suffragio universale.
Quel voto che oggi molto spesso viene disatteso per delusione rispetto ai risultati negativi che la politica a volte ci offre, ma anche per una mancanza di cultura democratica, per un attacco gratuito alla nobiltà del far politica che è servizio e che, invece, viene dipinta come una questione avulsa dalla società moderna. Soprattutto dai grandi gruppi finanziari e di potere economico che vorrebbero controllare le economie del mondo al di sopra e molto spesso contro la volontà dei popoli. Chi non si esprime, chi non partecipa rischia di fare il gioco di chi non vuole libertà e democrazia e, di fatto, dimostra indifferenza e profonda incomprensione per chi come i militari, partigiani, uomini, donne e sacerdoti hanno dato la loro vita per permetterci di vivere con dei Valori, con questi Valori.
La democrazia non è il sistema perfetto ma è il migliore possibile.
Le dittature anche se a volte agli occhi dei popoli possono sembrare migliori, di fatto, alla lunga si ritorcono contro i popoli stessi, la loro qualità di vita e la loro dignità di esseri umani.
La democrazia e la libertà quindi vanno preservate, vanno fatte capire ai nostri giovani, ai nostri figli, perché chi è nato in questo tempo dà troppe cose per scontate e per acquisite. Ma non è così, la Democrazia è fragile e la Libertà è un bene che come l’aria che respiri o l’acqua che bevi te ne accorgi che è importante solo quando ti manca.


E i nostri figli, i nostri giovani, che vivono in un mondo precarizzato, dove è sempre più difficile affermarsi, molto spesso soli con i loro nuovi strumenti tecnologici, con rapporti umani sempre più scarsi, nel loro isolamento possono essere facili prede di sentimenti illiberali e antidemocratici e, allora, non si rispetta più nessuno, il proprio compagno di banco, il professore, l’”altro” in genere come essere umano, si diventa intolleranti verso tutto e tutti e, a volte, per i più fragili inizia un percorso negativo e distruttivo verso se stesso e gli altri.
Vandalismi e atti di intolleranza verso le strutture pubbliche sono i primi segnali di una società in grande disagio, società in disagio (permettetemi di ricordalo) anche per il fatto intollerabile che siamo il Paese europeo con il tasso più alto di femminicidi.
Oggi, quindi, più che mai occorre tornare ai valori della Resistenza, tornare a quei valori che hanno posto l’uomo e la donna al centro della nuova società che si andava a costruire.
Difendiamo gli interessi dei nostri cittadini e ricordiamo le sofferenze e la grandezza di un Paese, il nostro, che ha saputo risollevarsi più volte per la grande capacità e umanità delle nostre genti.
Termino come sempre con la lettura di una breve lettera di un ragazzo Ebreo morto ad Auschwitz, aveva 17 anni, venne preso dalle SS a Milano a fine 1944, non era un combattente era un semplice ragazzo di 17 anni con i sogni e la voglia di vivere della sua età.
Sì il giovane Davide ci teneva alla vita, dovrebbero capirlo anche alcuni nostri giovani che magari la buttano via:
Davide è stato portato come altri ebrei milanesi al (tristemente) famoso  “binario 21” che ancor oggi si può visitare sotto la stazione centrale ma, prima di essere stipato nella carrozza del treno per Auschwitz riuscì a lasciare un messaggio a un passante che insieme ad altri assisteva, immagino con sgomento, a quello scena.
Era indirizzato alla propria fidanzatina Luisa: “Cara Luisa, temo che non ci vedremo più ho tanta paura e tanto freddo, non so dove ci portano ma ho dei brutti presentimenti.
Amore caro siamo stati poco insieme e vorrei tornare da te perché voglio continuare a vivere, a vivere con te una volta finita questa maledetta guerra che ci ha tolto tutto e ora forse, non vorrei, anche la vita.
Ma no dai tornerò a baciarti ancora tieni duro tornerò”.
Davide morì un anno dopo, come altri 6.000.000 di Ebrei.
Questi e altri sono gli orrori che la Resistenza e le democrazie occidentali hanno combattuto e che oggi abbiamo ricordato ancora una volta. Quindi ancora una volta VIVA LA RESISTENZA VIVA L’ITALIA DEMOCRATICA E LIBERA.
 

Assago, 25 aprile 2018

                                              IL SINDACO
                                      On. Graziano Musella